Tutta Immaginazione

«È tutta immaginazione» ricordo questa frase un po’ standard in un vecchio film d’animazione, tra dialoghi surreali e immagini al confine dello psichedelico. In qualche modo mi ha colpito. L’immaginazione è, per un verso o per l’altro, uno dei miei principali campi di attività. Non è che non distingua la realtà dall’immaginario, tutto l’opposto semmai: quando sei abituato ad avere a che fare con qualcosa, la riconosci a naso. Vale anche con l’immaginazione. Se un politico o un entusiasta ti fa qualche bel discorso, ce la riconosci subito la fiction. Lo stesso avviene con la reclam della banca o dell’energia elettrica. È un meccanismo simile a quello per cui spesso, davanti a un film, ai primi dieci minuti hai già dedotto l’intera trama e ti viene da grattarti. Ma c’è anche un risvolto opposto, l’altro lato della moneta, una faccia nascosta anche per questa luna. L’immaginazione, quella vera, quella buona e sincera, è una potente chiave di lettura per tutta l’esperienza umana. Ogni cosa è un simbolo, ogni simbolo una piccola illuminazione. Le immagini si sostengono l’una con l’altra; è la geometria, è la memoria, è la frase “ho un cerchio alla testa” o “quell’uomo è un maiale”. Allora ti guardi attorno e tutto sembra srotolarsi e acquisire una profondità nuova, una dimensione ulteriore, un linguaggio non più sterile, non più arbitrario, guardi la realtà che ti circonda e davvero, davvero «è tutta immaginazione».

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