Ho visto questo film – Star Wars – Il risveglio della Forza

Star Wars ed io siamo più o meno coetanei (il primo film è del ’77, io sono del ’79), per cui possiamo dire di essere cresciuti insieme (entrambi con risultati discutibili).
In fin dei conti è una fiaba: inizia con «Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana» e parla di un cavaliere che salva una principessa: si adatta meravigliosamente a colorare un’infanzia.
Per queste ragioni non ho resistito e sono andato a vederlo. Non ero mosso da quella febbre da uscita nelle sale che sembra essersi diffusa in modo epidemico tra gli amanti della saga: ho letto online che il film è uscito (difficile non accorgersene con tutti quei countdown) e, potendo, ho cercato un posto decente nel multisala più vicino, in qualche orario improbabile del pomeriggio successivo.
L’ho trovato ed eccoci qua.

Non nutrivo un grande ottimismo. È vero che Claudio, che l’ha visto la sera prima, ha definito il film “piacevole”, ma lui ha la tendenza a chiamare «il mio film preferito» l’ultimo film che gli è piaciuto, per cui “piacevole” non era un grande incoraggiamento.
Soprattutto mi atterriva la prospettiva del connubio tra la Disney (che appiattisce con garbo ogni film Marvel Movies) e J.J. Abrams (che ha agilmente snaturato Star Trek).
Ma hey, è Star Wars! C’è già tutto il necessario: atmosfere, tematiche, trame, personaggi, ambientazione… Non si può certo trarne un film che non sia evocativo… Ma poi ripenso ad Episodio 1, 2 e 3 e mi si stringe un po’ lo stomaco.

Vado al cinema, soltanto io e il mio cappotto.
Il ragazzo che mi strappa il biglietto assomiglia a Will Wheaton: non mi sembra un buon segno.
Lo spettacolo delle 14.30 non è molto frequentato, ma c’è un padre con bimbo vestito da jedi, il che mi veicola un certo entusiasmo.
La Disney ritiene opportuno, prima dell’inizio del film, mostrarmi un trailer del film che sto per vedere, nel caso avessi sbagliato sala. Grazie Disney: questo livello di attenzione ai dettagli e meticolosa proattività mi riempie di speranze per il futuro.
Inizia il film e il robottino rotolante è proprio bello. Best Droid Design Award. Non sono sicuro di ricordarne esattamente il nome, ma credo fosse Luke SkyWall-E.
Mi piacciono molto anche le locations e le scenografie: davvero evocative, davvero Star Wars.
Le scene di volo sono avvincenti e hanno un impatto visivo notevole.
Naturalmente non si poteva fare un film solo di paesaggi e inseguimenti, se no sarebbe uscito Mad Max, per cui a un certo punto ci ritroviamo anche un po’ di trama e dei dialoghi.

Ora, sarò io che ho la fissazione dello Show don’t tell, ma, secondo me, trama e dialoghi non dovrebbero essere intercambiabili. Voglio dire: se tutto quello che so della trama lo so perché i personaggi me lo raccontano, non è più un film, è un fotoromanzo. Si arriva persino al punto in cui uno dei protagonisti racconta per filo e per segno una scena del film che lo spettatore ha visto circa mezz’ora prima… Lo trovo un po’ goffo.

Nonostante tutto questo chiacchiericcio, ci sono alcuni aspetti della storia che restano immotivati. Normalmente questa mi sembrerebbe una buona cosa: sono in programma altri due film, scopriremo tutto più avanti… ma stiamo parlando di Abrams: ci sono più buchi nelle sue sceneggiature che nei libri di Stephen Hawking.

Comunque alcune idee mi sono piaciute, anche se il modo in cui sono state realizzate non mi ha necessariamente convinto.

Quello che mi ha turbato di più è che il film non mi ha preso minimamente. il ritmo è frenetico, ma non coinvolgente. I momenti drammatici erano preannunciati e suonavano un po’ triti.

Mancavano quasi interamente le atmosfere topiche di Star Wars: il misticismo della Forza, il male spietato che incute timore (il male c’è, non solo dietro la macchina da presa, ma non fa paura, se non nel modo vile e fastidioso di un bulletto adolescente), il senso di una galassia vasta e movimentata, le altezze vertiginose, le culture bizzarre, i guazzabugli spaziali…

Voglio dire, c’era tutto, ma in un modo piatto, devitalizzato.

Ho avuto spesso l’impressione di trovarmi davanti a una fan fiction ad altissimo budget che, a tratti, sembra ispirarsi più direttamente a Balle Spaziali che a Star Wars…

Cast Wars

Daisy Ridley, la protagonista femminile, nei panni di Rey, è quella che mi è piaciuta di più: bella lei, bello il personaggio, convincente la recitazione (testi permettendo).

John Boyega, che interpreta Finn, il protagonista maschile, invece, non sono proprio riuscito a mandarlo giù. Non che non sia stato bravo, ce la mette tutta. Solo che ha un viso che non riesco a vedere al di fuori di un contesto comico: quando interpreta -magari anche bene- scene drammatiche, mi sembra quasi una parodia. Scusa John, io ho tentato di non farci caso…

Adam Driver si ritrova nei panni di uno dei peggiori cattivi che abbia mai visto (e non intendo peggiori nel senso di malvagità), ma non è colpa sua, se sembra Python da giovane: è sfavorito dagli astri e dagli autori.

Oscar Isaac, che interpreta Poe Dameron, non ho ancora capito se m’è piaciuto per come interpreta un personaggio che non ho capito se m’è piaciuto… cercherò di chiarirmi le idee quando uscirà il DVD.

Harrison Ford è Harrison Ford: Han Solo invecchiato come un Whisky.

Carrie Fisher e Mark Hamill hanno salvato il budget del film facendosi pagare a ore.

Chewbacca porta bene i suoi anni, ma l’età l’ha reso un po’ Trudy.

 

Droide Protocollare

Il doppiaggio è osceno.

L’unico che funziona è Harrison Ford, e Daisy Ridley si può ascoltare, per il resto, il migliore è il droide fischiettante.

Qualcuno faccia qualcosa perché non posso prendere l’aereo ogni volta che voglio andare al cinema.

 

Ho visto Episodio VII

Ho affidato alla memoria di questo blog i piani della casa segreta di J.J. Abrams, nella speranza che si trovi il modo di farla esplodere con lui dentro.

È la nostra ora più disperata.

Aiutami Obi Wan Kenobi, sei la mia unica speranza.

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