«odi et amo» – La ragazza magra

 

La ragazza magra abitava da qualche parte più o meno nel centro di Milano. Io attraversavo le strade infittite stordito da gente e colori, come seguendo una mappa del tesoro fatta di metropolitane, colonne e targhe col nome della via.

Nella sua stanza, dopo un breve saluto, parlammo di libri e di dischi:

«Conosci Jeff Buckley?» Mi chiese.

«Ho a casa il suo disco.» Risposi «Avevo anche pensato di portartelo…»

«Male.» Disse lei «Dovresti trasformare i tuoi pensieri in azioni!»

Allora io la presi tra le braccia e la baciai. «Va bene così?» Le chiesi.

«Sì.» Disse lei «Ma la prossima volta voglio anche il CD.»

Ho sempre amato le scene da film.

Il ricordo è un multistrato di stagioni differenti, a volte il mio cappotto nero, altre una maglietta chiara, probabilmente bianca. «Mi vestirò da vamp!» Disse lei una sera.

Le cose tra noi non erano ben definite: ci conoscevamo da qualche anno e la nostra confidenza era profonda, ma i nostri ultimi incontri erano stati smossi da certi miei sentimenti inopportuni e certi suoi baci fuori programma.

Uscimmo inseme in certe notti limpide e la città sembrava meno ostile sotto il trucco giallo dei lampioni.  Tal volta cantavo per lei, reso stranamente intonato dall’affetto. Lei scrisse su un mio quaderno certi versi di Catullo che, credo, sottovalutai. Dove cenavamo o bevevamo vino, clienti e camerieri ci facevano dei complimenti, per la bellezza del nostro stare insieme e quella specie di luminosità che spandevamo.

La salutavo, quasi allo scadere dei metrò, con molti baci e molti «Buona notte», e lei mi rispondeva con Shakespeare, mentre ci allontanavamo, camminando all’indietro per guardarci: «Mille volte buona notte! – Cattiva mille volte: mi privi della tua luce!»

Poi me ne andavo canticchiando e superavo il canale in notturna con un’illusione di poesia che trasformava l’acqua in argento e il vecchio del ponte in antico.

Una mattina la chiamai – era già il tempo dei cellulari – e mi rispose immersa nel frastuono.

«Non riesco a sentirti qui» Mi disse «Ti chiamo quando torno a casa.»

E non la sentii mai più.

 

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Continuando a utilizzare il sito, accetti l'utilizzo di cookies. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per statistica e pubblicità. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi